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Intervista a Marco Ronco

  • 10 Giugno 2019
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Ryuichi Sakuma al secolo Marco Ronco è uno dei consulenti SEO più apprezzati d’Italia soprattutto per quanto riguarda l’ottimizzazione On Page e l’orientamento alla produzione di contenuti di valore e piani editoriali SEO dall’alta efficacia. Non solo! Marco Ronco è anche il creatore di uno dei corsi SEO online più completi disponibili in Italia (attraverso il sito www.posizionamentomotoridiricerca.com): 50 video lezioni in cui non si parla solo di posizionamento sui motori di ricerca ma anche di come creare contenuti di valore tra articoli, video, contenuti multimediali ecc… Ho avuto modo di vedere da vicino come lavora la sua azienda (la Metaline), una realtà non solo orientata al raggiungimento degli obiettivi ma completa per quanto riguarda l’insieme delle skills messe a disposizione del cliente.

Come diventare SEO e blogger di successo

1- In questa intervista passerò molto di palo in frasca, ma partiamo dagli albori: come ti sei avvicinato al mondo della SEO?

Ciao Laura, e grazie dello spazio che mi concedi nel tuo Blog 🙂
Ho iniziato come Web Designer 17 anni fa. Ero uno “sbarbatello” con la passione per i fumetti giapponesi. Nel 2002 ho voluto creare un sito dedicato proprio alla mia passione. Da lì, grazie all’aiuto di Robin Good, ho cominciato ad appassionarmi di SEO e di contenuto, sia per offrire nuove esperienze alle persone che visitavano il sito, sia perché la SEO mi incuriosiva molto.

Oggi, a distanza di anni, posso dire di essermi appassionato di SEO in molti settori: ho avuto il piacere di lavorare con aziende strutturate, come Nintendo o Green Power, e anche di far crescere lato SEO aziende che erano nate piccine, come il Project Invictus, fino a farle diventare un punto di riferimento nel loro settore.

2 – Seppur considerando che il mondo della SEO tra novità e modifiche continue agli algoritmi di Google, è sempre in evoluzione, quali sono gli errori principali che hai commesso come SEO?

Devo dire che uno degli errori che ho commesso, soprattutto agli inizi, è quello di incappare nella cosiddetta “cannibalizzazione” dei contenuti. Siccome ho spiato più sotto e c’è una domanda proprio su questo, poi ti racconto come evitare questo errore comune.

3 -Attraverso il tuo progetto web Nanodà rappresenta un caso di successo da molti punti di vista. Quanto pesa la qualità dei contenuti e quanto il carisma/credibilità della persona che vi sta dietro?

Credo che siano entrambi fattori importanti. Senza i buoni contenuti puoi essere simpatico quanto vuoi, e senza un minimo di carisma e presenza sul web, puoi avere ottimi contenuti ma non essere notato.

Il “carisma” non è sempre dato dalla capacità di essere spigliato nei video; anche un’azienda può ottenere “carisma” mostrando prove concrete dei risultati che ha fatto ottenere ai propri clienti. Questo si applica sia alle aziende che offrono prodotti fisici, che possono contribuire a migliorare la produttività aziendale, sia alle aziende che offrono servizi: qualunque sia il contributo che offri ai clienti, se può essere documentato e porta un miglioramento, allora hai tutto quel che ti serve per avere “carisma” nel web.

SEO Tecnica e Contenuti di valore

4 – Molte aziende si limitano a mettere online siti vetrina, con poche pagine istituzionali scritte in “corporatese”. Quali sono i rischi connessi alla mancanza di una content strategy efficace?

Il rischio principale è quello di sentirsi dire “ho provato, ma non funziona”.
Vedi, credo che hai centrato il punto quando hai parlato di “content strategy efficace.”

Immagina di voler fare una torta: hai sentito che ci vogliono un po’ di ingredienti, ma tu hai solo la panna. Quindi prepari tanta panna e la metti nella vetrina del tuo negozio, ma non la compra nessuno. Magari qualcuno la compra e ti dice pure “eh ma non è una torta, è panna!”

Lo stesso accade quando facciamo un sito (la panna), ma non lo supportiamo con una strategia di contenuti editoriali nei social, nel blog o nelle newsletter.

Quindi il rischio è di fare la panna, senza la torta. E di dire poi “nessuno compra le torte”.

5 – Qual è il seo tool gratuito imprescindibile (oltre ad Google Analytics e Search Console) e quale invece quello a pagamento che merita un investimento?

Uno dei migliori tool gratuiti in circolazione si chiama “Answer The Public” e ti permette di identificare alcune ricerche “conversazionali” che le persone fanno nella vita di tutti i giorno. Da qui hai una serie di spunti incredibili per creare un contenuto super centrato sulla tua nicchia.

Come Tool a pagamento devo dire di essere un grande fan di SEOZoom. Il lavoro che fa con le keyword correlate e quelle con lo stesso Search Intent è veramente una manna dal cielo, e non sono riuscito a trovare altri tool, anche in lingua straniera, che fossero così efficaci.

6 – Nella gestione di un blog, inteso sia come progetto personale che come blog aziendale, quale delle due vie preferisci: long form article con una frequenza molto dilatata, oppure articoli più contenuti ma pubblicati con frequenza?

Qui va fatta una precisazione: qual è la nicchia a cui si rivolge quell’azienda e di conseguenza il suo blog? Si tratta di persone che hanno poco tempo e apprezzano “pillole” di informazione? Oppure sono persone che non amano leggere e preferiscono i video? Oppure ancora sono dei professionisti che desiderano andare più nel dettaglio possibile?

Se abbiamo quest’informazione, magari grazie ad un’analisi delle nostre buyer personas, allora sappiamo anche che tipo di contenuto dobbiamo creare.

Dal punto di vista SEO, non sempre il contenuto super-approfondito viene premiato. Vi sono delle keyword, soprattutto quelle generaliste, che si posizionano meglio con brevi articoli super centrati sull’argomento.

Come scelta personale, quando non conosco le buyer personas, inizio ogni articolo con un titolo accattivante, un breve video (5 minuti) che riassume tutto quello che c’è di essenziale nell’articolo, e poi la trascrizione e l’ampliamento dei concetti espressi nel video, avendo cura di separare gli argomenti con degli H2 evidenti e brevi paragrafi di testo intervallati da immagini che siano molto coerenti con quanto viene espresso in quei paragrafi.

7 – Domanda tecnicissima. Qual è la giusta proporzione tra link interni (ad un articolo) e non dispersione del link juice?

Secondo MOZ [fonte https://moz.com/learn/seo/internal-link] I motori di ricerca raggiungono un limite approssimativo di 150 link per pagina, prima di smettere di far passare lo spider nelle pagine aggiuntive collegate alla risorsa originale. Questo limite è alquanto flessibile, e le pagine ritenute particolarmente importanti dal motore di ricerca possono arrivare a 200 o addirittura 250 link seguiti. In generale, è buona limitare il numero di link su una data pagina a 150 per non rischiare di perdere la possibilità di avere pagine aggiuntive scansionate.

Detto questo, c’è anche da dire che Google stesso [fonte: https://support.google.com/webmasters/answer/7451184?hl=en ] ti suggerisce di creare i backlink interni come strumento per rendere più facile la navigazione e comprensione del sito da parte del motore di ricerca.

Personalmente, cerco sempre di dare maggiore rilevanza ai link interni quando scrivo un contenuto. Non ho una formula precisa, non credo nemmeno esista, ma se vuoi sapere come faccio di solito, io uso un link esterno per ogni 4 link interni che ho nella pagina.

8 – Seconda domanda tecnicissima. Quando dobbiamo preoccuparci che gli articoli correlati all’articolo principale diano luogo ad una cannibalizzazione delle keyword.

Come ho promesso sopra, voglio spiegarti qual è stato l’errore che facevo più spesso quando creavo contenuti ottimizzati per i motori di ricerca.

Supponiamo che tu voglia posizionarti per “calisthenic”, una keyword da circa 22.200 ricerche al mese.
È un esempio reale, una keyword che ho posizionato per Project Invictus [fonte: https://www.google.com/search?q=calisthenic ]

Ora, potremmo pensare di dover creare una pagina per “calisthenic” e poi una serie di altre pagine per far capire a Google che “ne sappiamo” di quell’argomento.

Guardando le keyword correlate troviamo, tra le altre:

  • programma calisthenics
  • calisthenics come iniziare
  • calisthenic esercizi
  • calisthenics a casa

Quindi, andiamo a creare una pagina specifica per ognuna di queste keyword, e poi colleghiamo con un link interno queste pagine dalla pagina “calisthenic”, giusto?

Sbagliato!

Questa è proprio la famosa “cannibalizzazione” delle keyword.

Mentre alcuni anni fa Google poteva decidere di mostrare una pagina specifica per una keyword estremamente specifica, oggi tende più ad “accorpare” le keyword in una sorta di scatolone pieno di significati. Tutte le keyword che, pur essendo diverse, hanno per l’utente la stessa intenzione di ricerca, finiscono nello stesso scatolone. Il significato delle keyword, inteso come significato non esplicito viene chiamato “Search Intent”. Lo scatolone si chiama “campo semantico”.

Sembra complesso vero? Infatti anch’io ho fatto errori in questo senso all’inizio. Creavo pagine che andavano in concorrenza l’una con l’altra, competendo per la stessa keyword… o meglio, per lo stesso campo semantico: questa è la famosa cannibalizzazione.

Ecco quindi un metodo facile facile per capire quando è il caso di fare una nuova pagina per una nuova keyword e quando invece non la devi fare, per evitare la cannibalizzazione.

Apri Chrome in modalità incognito. Metti due finestre una a fianco all’altra.

Su una finestra cerca la tua keyword “es. Calisthenic” e sull’altra scrivi un’altra keyword che vuoi provare “es. Programma calisthenics”.

Le due pagine restituiscono SERP che hanno sei o più risultati uguali, anche se spostati di posto?
Se la risposta è sì: non ti serve creare una nuova pagina per quella keyword. Parla di quell’argomento nella tua pagina principale.

Se la risposta è no: crea una nuova pagina per quella keyword, perché le persone e Google non reputano che la risposta possa essere “inglobata” nell’argomento più generico.

Corsi SEO Online

9 – Passiamo invece alla tua attività di formatore SEO. Quando è che un corso seo è veramente utile? Quali sono i fattori che possono fare la differenza?

Un corso SEO è utile quando si spinge al di là della SEO. Per cosa facciamo la SEO? Solo per essere “primi su Google?”.

Ne dubito: il nostro scopo è quello di essere lì in alto per monetizzare, per convertire.

Vedo la SEO come un mezzo per ottenere visibilità da un pubblico estremamente in target; tuttavia se sono primo e nessuno acquista i miei prodotti, compie le azioni che richiedo nella mia pagina o non mi contatta, io ho perso.

Un buon corso SEO dovrebbe sicuramente avere tutta la parte di formazione tecnica e editoriale, ma dovrebbe spingersi più in là per spiegarti poi come monetizzare le tue pagine, quali tecniche di conversione puoi usare, che tipo di contenuti di valore devi offrire per intercettare il tuo pubblico e parlare la sua lingua.

Allora diventa non solo uno strumento di formazione ma anche uno strumento pratico per ottenere conversioni, contatti, telefonate e vendite.

10 – Grazie al tuo corso SEO ed alla consulenza della tua azienda (la Meta Line) molti professionisti hanno potuto far decollare dei business online davvero redditizi. Ci sono secondo te, dei professionisti o dei business che per la loro natura, potrebbero non avere vita facile sul web?

Devo dire che i business che non hanno vita facile sono tutti quelli che non hanno una caratteristica distintiva. Che non può essere “la qualità” e basta. Tutti siamo convinti di fare “un prodotto/un servizio di maggiore qualità rispetto alla concorrenza”. E poi la gente va a comprare dalla concorrenza, che magari fa un prodotto tenuto in piedi con lo scotch. Quindi, cosa fa la differenza? Il modo in cui comunichi, la strategia omnichannel (che coinvolge SEO, Social, Comunicazioni, Newsletter ecc) e che nel suo insieme porta i risultati.

Non credo esistano realtà che non possono trovare riscontri nel web, credo solo che esistano realtà che hanno fatto solo la panna.

11 – Ti lascio con la possibilità di promuovere il tuo corso seo online. Quindi dicci almeno 3 buoni motivi per iscriverti al tuo corso.

Grazie Laura 🙂
Il primo motivo è quello di cui ho parlato un paio di domande fa: ho pensato di ampliare il corso SEO con strategie di monetizzazione e conversione. Ci sono video dedicati alla monetizzazione per aziende che offrono servizi, consulenze, che hanno un’e-commerce o una piccola attività.

Il secondo motivo è che, se inserisci nome ed email nel video in home page di https://www.posizionamentomotoridiricerca.com/ puoi ricevere 4 video gratuiti. Inizia ad applicare quello che ti dico nei primi 3 video: senza spendere un euro poi mi dirai che risultati ottieni 🙂

Il terzo motivo è che siamo più di 1700: non solo troverai i video, ma anche un gruppo di persone affiatate, che scrivono migliaia (non è un’iperbole) di commenti. Nascono collaborazioni, amicizie e anche opportunità di business ogni giorno.

Spero che queste piccole pillole che ti ho dato ti siano utili, per me è stato un piacere essere presente in queste pagine!

 

Laura Musig SEO UdineLaura Musig

Web Designer e SEO Freelance a Udine o se preferite web designer SEO. Nel 2001 decisi di sezionare un sito web per vedere cosa c’era dentro, da allora creo e gestisco siti web. Lettrice onnivora, con un fisiologico bisogno di scrivere e di ballare.

Come diventare SEO:


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Ho inoltre raccolto le risorse più utili di questo blog per aiutare chi sta cercando di capire come si diventa SEO Specialist:

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