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Contenuti di qualità: come li valuta Google

  • 8 Luglio 2019
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Nel mondo del content marketing e della SEO si sente spesso la definizione “contenuti di qualità”, come un elemento imprescindibile della propria strategia editoriale e di web marketing. Ovviamente rispetto a questo assunto, mi trovate completamente d’accordo. I contenuti di qualità, analizzati dagli esperti di scrittura web e di SEO copywriting hanno caratteristiche ben precise ed apportano benefici indiscutibili al proprio sito web. Ma non è quello di cui parlerò in questo articolo. Se vuoi approfondire l’argomento ti rimando all’articolo di Riccardo Esposito sul blog di Studio Samo.

Qui invece mi concentrerò su tre metodi utilizzati da Google per valutare un contenuto di qualità, tra leggibilità e centratura dell’intento di ricerca dell’utente. Ovviamente questi non sono gli ultimi metodi, (non dimentichiamoci degli algoritmi infatti) ma mi sembravano tre aspetti su cui mettere l’accento.

Quality Raters

Siamo spesso abituati a pensare a Google come un “robottone”, la cui manovalanza è constituita da meccanismi automatizzati ed informatizzati: si pensi agli algoritmi di Google che guidano i meccanismi di ranking, ma anche più banalmente lo stesso crawler del motori di ricerca. Ma all’interno della manovalanza di Big G esistono anche lavoratori in “carne ed ossa”. Si tratta dei quality raters. Queste figure sono salite sicuramente alla ribalta in relazione al rilascio di algoritmi come Google Panda per quanto riguarda il controllo su Spam e Web Farm, ma di fatto hanno anche molte altre funzioni di valutazione dei contenuti web.

I quality raters, seguendo un insieme di oltre 200 linee guida che potete leggere qui, si occupano di svolgere ricerche su Google, esattamente come farebbe qualsiasi utente intento ad interrogare in motore di ricerca. I raters quindi valutano i risultati posizionati nelle SERP per vedere se effettivamente forniscono una risposta di qualità rispetto alla query di partenza. In altre parole fanno un controllo di tipo “umano”. Le pagine per le quali i quality raters si dimostrano più severi, sono le cosiddette pagine YMYL (Your Money or Your Life), che fanno capo a settori come finanza, banche, salute o medicina. C’è da dire che i quality raters non possono influenzare il posizionamento della singola pagina web analizzata, ma le loro valutazioni contribuiscono alla definizione dei parametri che vengono presi in considerazione quando si tratta di sviluppare gli algoritmi di ricerca di Google.

User engament

Rispetto a questo tipo di controllo si è molto dibattuto, poiché non è chiaro quanto Google prenda in considerazione come ranking factor le cosiddette metriche relative allo user engagement. Ovvero i dati relativi al livello di coinvolgimento/interazione tra utente e sito.

Come dire, che Google ha a disposizione i dati di Analytics relativi al livello di engagement, ma non è detto li userà per migliorare o peggiorare il ranking del tuo sito. Ci sono pochissime fonti scritte a riguardo. Ciò nonostante è indiscutibile che determinati comportamenti degli utenti rispetto ad una pagina web od alla sua presenza in SERP, siano un’ottima cartina tornasole rispetto alla qualità della pagina stesso.

Un elevato bounce rate (o frequenza di rimbalzo) così come il fenomeni come il pogo sticking, ci dicono che l’utente atterrato sulla nostra pagina web ha trovato un contenuto insoddisfacente ed è rimbalzato via, alla ricerca di un contenuto migliore.

Allo stesso modo tempi di permanenza brevi o un numero di pagine per visita esigui, ci suggeriscono come il nostro utente non stia gradendo i contenuti che gli stiamo fornendo.

Oltre a Google Analytics, anche i dati forniti da Google Toolbar forniscono a Google importanti informazioni sul comportamento del nostro utente sul nostro sito.

Test di Flesch-Kincaid

Infine l’ultimo tipo di controllo fatto da Google è un controllo altamente “meccanizzato”, che ha a che fare con il concetto di leggibilità e si chiama test di Flesch-Kincaid. Si tratta di una formula per valutare la leggibilità di un testo in inglese, ed in particolare per stabilire il reading level necessario a comprendere il significato di un testo. Volendo semplificare al massimo, questa formula restituisce il reading level che caratterizza un testo in base alla lunghezza delle singole parole ed in base al numero di parole che compongono una frase. Come potete capire insomma un test di leggibilità che ha molto a che fare con il livello di istruzione di chi legge. Per fare un esempio pratico, se avessimo un sito che parla di lavoretti per bambini ed il test di Flesch-Kincaid dimostrasse che per leggere quel testo fosse necessaria una preparazione universitaria, probabilmente avremmo sbagliato qualcosa nella composizione del testo.

Laura Musig SEO UdineLaura Musig

Web Designer e SEO Freelance a Udine o se preferite web designer SEO. Nel 2001 decisi di sezionare un sito web per vedere cosa c’era dentro, da allora creo e gestisco siti web. Lettrice onnivora, con un fisiologico bisogno di scrivere e di ballare.

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