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Black Hat SEO: cos’è, tecniche e rischi

  • 30 Aprile 2018
Laura Musig Siti web Udine » Blog SEO » Black Hat SEO: cos’è, tecniche e rischi
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    Blackhat SEO: tecniche, risorse e forum

    Avete presente l’angioletto sulla spalla destra ed il diavoletto sulla spalla sinistra, che vi bisbigliano all’orecchio? Ecco oggi diamo voce al diavoletto e poiché in queste pagine di parla di posizionamento sui motori di ricerca prenderemo in considerazione il lato oscuro della SEO ovvero la Black Hat SEO.

    Che cos’è la Black Hat SEO

    La Black Hat SEO comprende tutte una serie di pratiche scorrette per andare a posizionare (possibilmente più rapidamente) un sito web andando contestualmente a gabbare il signor Big G. I consulenti SEO italiani, che ci crediate o no, sono tra quelli più affezionati al fair play in ambito SEO e preferiscono lasciare la Black Hat ai loro omologhi dell’est Europa. E’ negli stati del cosiddetto ex blocco sovietico che queste tecniche vengono portate aventi senza troppi scrupoli, anche grazie alla creazione di automatismi e software capici di andare ad automatizzare le tecniche di cui andrò ad elencare qui di seguito.

    Tecniche Black Hat

    1. Una tecnica Black Hat molto innocente a mio avviso riguarda la scelta di un nome dominio che contenga la parola chiave per la nicchia per la quale volete posizionarvi. Immaginatevi di dover posizionare un sito che parli di pennelli trucco. Acquistare un dominio pennellitrucco.it vi avvantaggerà non poco sul lavoro di posizionamento sui motori di ricerca.
    2. Acquistare domini scaduti simili per argomento al vostro è una tecnica molto utilizzata. Una volta trovato il dominio giusto potrete o utilizzarlo per crearvi sopra un sito che tratti dell’argomento che vi interessi oppure reindirizzate attraverso un redirect 301 al vostro sito, tutte le pagine del dominio recuperato che ottengono blacklinks. Questa tecnica si rivela deleteria nel momento in cui recuperate un dominio penalizzato oppure con un profili backlink caratterizzati da una linkbuilding di cattiva qualità.
    3. Acquistare pacchetti di links da siti non ben precisati era molto in voga fino a pochi anni fa. Guadagnavate in pochi giorni centinaia di links da siti di infima qualità o da siti di spam. Questi siti di solito facevano parte di Private Blog Network che Google con il tempo (e con l’algoritmo Penguin) ha imparato ad individuare e punire.
    4. Un’altra tecnica che molto usata anni fa era quella di acquistare link nei commenti o nelle discussioni di blog e forum. Poichè si trattava di links dofollow, voi acquisivate links con qualche peso SEO. L’evoluzione delle piattaforme di bloggin e discussione, ha fatto si che con il tempo questi links ora siano quasi fisiologicamente sempre nofollow, quindi privi di peso SEO. I software di Black hat SEO però possono aiutarvi ad individuare quell’esigua percentuale di blog e forum che riportano ancora i links con l’attributo nofollow: un modo fantastico per acquisire links di qualità scadente soprattutto per quanto riguarda la pertinenza.
    5. Tra i tanti dati relativi alle analitiche di un sito che contribuiscono al suo posizionamento vi è il CTR (Click Throught) ovvero il rapporto tra impression di un sito nella SERP ed il numero di click su quel sito. Se il CTR si alza e contemporaneamente si rileva una certa permanenza dei visitatori sulla pagina cliccata, è probabile che il ranking della vostra pagina di li a poco salga. Per far si che il CTR (ed il tempo di permanenza) di una pagina cresca si può pensare ad un title piuttosto accattivante, a contenuti ben studiati ecc… ma potete anche banalmente chiedere ad un gruppo di amici di cliccare sul vostro sito (dopo una determinata ricerca su Google) e di rimanerci per un po’.
    6. Questa prima tecnica di cui parlerò è considerata Black Hat SEO anche se io preferirei dire che si va a “calcare un po’ la mano”. Molti blogger creano un articolo su un determinato argomento e poi non scrivono più a riguardo. Se voi invece andate a scrivere un articolo su un determinato argomento e poi create tutto un gruppo di articoli che parlano di quel particolare argomento andando a linkare l’articolo di partenza, è molto probabile che questo articolo vada a posizionarsi molto bene. In altre parole andate a creare una rete di argomenti che vanno a trattare tutte le potenziali sfaccettature e sfumature di quel determinato argomento. Perchè Google vi posiziona meglio? Perchè parlando così tanto di quell’argomento comincia a reputarvi degli esperti di un particolare settore, sentendo nei vostri post la massima rilevanza rispetto ad un certo argomento. In altre parole è quello di cui ho parlato nel mio articolo sull’approccio evoluto alla linkbuilding interna.
    7. Quando andiamo a caccia di links in entrata per la nostra strategia di link building dobbiamo tenere a mente soprattutto l’autorità e la pertinenza dei siti sui quali ambiamo mettere i nostri links. Attraverso un Private Blog Network, si crea letteralmente una matrioska di links via via più pertinenti verso il nostro sito. Se ad esempio il nostro sito di nicchia parla di “pennelli trucco” verrà creato un blog che parla di bellezza, che a sua volta linka un sito di prodotti per il trucco che a sua volta linka il nostro sito di pennelli per il trucco. Questa matrioska può essere creata attraverso piattaforme di bloggin gratuite come WordPress o anche recuperando vecchi siti scaduti di argomento pertinente.
    8. Chi sviluppa plugin o temi WordPress spesso inserisce link dofollow nel codice della propria “creazione”. Il risultato è che voi ospitate vostro malgrado i loro links sul vostro sito. Questa tecnica è stata resa particolarmente inefficace dopo l’avvento dell’algoritmo Penguin che ha reso i links site-wide particolarmente inefficaci ai fini della link building
    9. I links in directory o siti di article marketing sono tra quelle tecniche black hat che hanno fatto il loro tempo e che attualmente non hanno particolarmente poco peso, soprattutto (ancora una volta) dopo l’avvento di Penguin. Questi siti hanno un’autorità SEO molto limitata e spesso sono addirittura penalizzati, pubblicarvici sopra i vostri link non potrebbe che danneggiarvi.
    10. Esistono tool online che consentono di aggiungere script descrittivi nell’header di un sito o volendo anche pagina per pagina. Lo scopo di questo script descrittivo è quello di fornire a Google delle informazioni più dettagliate per catalogare e posizionare il nostro sito. Poichè il crawler di Google analizza tutto il codice presente nella nostra pagina web è probabile utilizzi anche le informazioni inserire nell’header.

    Rischi della Black Hat SEO

    Se foste attirati dalle potenzialità della Black Hat SEO, è giusto ricordare che la punizione per chi gioca sporco sono le penalizzazioni da parte di Google. Quando Google si accorge che avete utilizzato queste tecniche scorrette, vi punisce eliminando dalle sue SERP il vostro sito, anche in maniera definitiva. Come dire che fair play e lavoro duro sono le migliori vie per raggiungere risultati solidi e duraturi.

    La Gray Hat SEO

    Tra Black Hat SEO e White Hat SEO vi è una zona grigia, ovvero proprio la Gray Hat SEO. Si tratta di tecniche border line, a mezza via tra le pratiche scorrette e pratiche auspicabili. Come consulente SEO mi è capitato di utilizzare queste tecniche che sono per lo più tecniche che portavano benefici modesti al posizionamento di un sito e con l’avvento di nuovi algoritmi di Google sono diventati completamente inefficaci. Può anche trattarsi di tecniche che portano benefici auspicabili ma nel lungo periodo, come l’interbuilding.

    Forum black hat SEO

    Esiste molto interesse nel mondo per le tecniche black hat soprattutto nel mondo anglofono (per ovvi motivi). Le risorse online non mancano tra pagine Facebook dedicate e forum black hat SEO (qui un articolo di Quora che ne elenca che ne parla).

    Laura Musig SEO UdineLaura Musig

    Web Designer e SEO Freelance a Udine o se preferite web designer SEO. Nel 2001 decisi di sezionare un sito web per vedere cosa c’era dentro, da allora creo e gestisco siti web. Lettrice onnivora, con un fisiologico bisogno di scrivere e di ballare.

    Come diventare SEO:


    Corso SEO

    Ho inoltre raccolto le risorse più utili di questo blog per aiutare chi sta cercando di capire come si diventa SEO Specialist:

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    Blog SEO e ultime news

    In questa sezione propongo periodicamente approfondimenti a tema SEO e web marketing. Segnalo anche gli ultimi lavori di creazione siti web ad Udine e di posizionamento sui motori di ricerca. 

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