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Dwell time: che cos’è il tempo di permanenza e come impatta sulla SEO

  • 29 Giugno 2020
Laura Musig Siti web Udine » Blog SEO » Dwell time: che cos’è il tempo di permanenza e come impatta sulla SEO
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    Sul Dwell Time o tempo di permanenza, esistono moltissimi approfondimenti online. Questo perché c’è molta confusione in merito. La confusione nasce soprattutto dalle riflessioni sul fatto che il tempo di permanenza sia un fattore di ranking e che quindi abbia un impatto sulla SEO.

    Che cos’è il Dwell Time

    Il tempo di permanenza è il periodo di tempo trascorso da una persona a guardare una pagina Web dopo aver fatto clic su un collegamento in una SERP, e termina nel momento in cui torna ai risultati della SERP. Lo abbiamo fatto tutti. È quel breve momento in cui valuti la pagina web che hai appena deciso di visitare. O ti ha dato immediatamente la risposta che volevi, o è stato un fallimento così evidente che hai premuto immediatamente il pulsante Indietro. Il valore di questa metrica per un motore di ricerca dovrebbe essere ovvio: più tempo impieghi a consumare il contenuto di una pagina su cui hai fatto clic, maggiore è la probabilità che la pagina soddisfi le tue esigenze. Questa è ovviamente una generalizzazione, dal momento che potremmo creare un numero qualsiasi scenari limite rispetto a questa teoria. E anche lo scenario contrario rimane sostanzialmente vero: meno tempo trascorri su quella pagina, meno sarai soddisfatto.

    Ma se stai cercando le previsioni del tempo, una rapida occhiata alla pagina potrebbe essere sufficiente- In casi come quelli, una metrica costruita attorno al tempo di permanenza dovrebbe tener conto di ciò: breve tempo = soddisfazione. Quindi puoi vedere come non sia facile definire il concetto di tempo di permanenza. L’importanza di una metrica è relativa e deve essere considerata in un insieme di molti fattori, quindi ossessionarsi con il tempo di permanenza potrebbe non essere la vera questione. Concentrarsi su miglioramenti più ampi per un sito web che aumenta il coinvolgimento degli utenti, rappresenta piuttosto una migliore strategia. Il tempo di permanenza potrebbe aumentare di conseguenza, ma non dovrebbe essere l’unico obiettivo o motivo che guida la tua strategia.

    C’è una quantità incredibile di disinformazione là fuori sul tempo di permanenza. Molto spesso, il tempo di permanenza viene confuso con altre metriche completamente diverse. Quindi, prima di andare oltre, vorrei chiarire alcune cose su cosa non è il tempo di permanenza. Ancora una volta, ricorda che il tempo di permanenza è una metrica utilizzata all’interno del motore di ricerca. Questo è ciò su cui si concentra questo articolo: il momento in cui un utente fa clic su un risultato e per quanto tempo rimane sul risultato prima di tornare alla SERP.

    Che cosa non è il dwell time

    C’è una quantità incredibile di disinformazione là fuori sul tempo di permanenza. Molto spesso, il tempo di permanenza viene confuso con altre metriche completamente diverse. Quindi, prima di andare oltre, vorrei chiarire alcune cose su cosa non è il tempo di permanenza. Ancora una volta, ricorda che il tempo di permanenza è una metrica utilizzata all’interno del motore di ricerca. Questo è ciò su cui si concentra questo articolo: il momento in cui un utente fa clic su un risultato e per quanto tempo rimane sul risultato prima di tornare alla SERP.

    Il tempo di permanenza non è la frequenza di rimbalzo

    Un rimbalzo si verifica quando qualcuno visualizza solo una pagina e lascia il sito. Quindi la frequenza di rimbalzo è la percentuale di sessioni a pagina singola divisa per tutte le sessioni per il tuo sito web (o una singola pagina). Da dove arrivano tutte le persone che rimbalzano? Non provengono tutti da una SERP. E anche se alcuni dei tuoi “bouncers” sono entrati nel tuo sito tramite una SERP, ciò non significa che abbiano fatto clic su quella SERP. Avrebbero potuto chiudere la pagina o navigare direttamente su un altro sito.

    Il tempo di permanenza non è il tempo medio sulla pagina

    Anche il tempo di sosta è stato usato in modo intercambiabile per definire il tempo medio sulla pagina. Ma il tempo medio sulla pagina è semplicemente questo: il tempo medio che qualcuno trascorre su una delle tue pagine, in media. Quell’utente potrebbe essere arrivato a quella pagina dai social media, un collegamento su un’altra pagina Web, un’e-mail o un’altra fonte.

    Il tempo di permanenza non è la durata della sessione

    Che ne dici non citiamo la durata della sessione? La metrica della durata della sessione misura il tempo trascorso da qualcuno sul tuo sito. Se la sessione di un utente non è iniziata con una ricerca, sicuramente non può tornare alla stessa pagina dei risultati di ricerca di Google.

    Il tempo di permanenza non è una percentuale di clic (CTR)

     La percentuale di clic (CTR o Click Throught Rate) della ricerca organica è la percentuale di persone che hanno fatto clic sul collegamento alla pagina web rispetto al numero totale di utenti che hanno visualizzato quella SERP. Questo spesso viene confuso con il tempo di permanenza. Ma non dovrebbe. Il tempo di permanenza riguarda solo ciò che accade dopo il clic, non la percentuale di utenti che fanno clic.

    Il tempo di permanenza non è RankBrain

    Questo è un malinteso enorme e probabilmente il più sorprendente che ancora si legge in giro. Puoi leggere tutto su RankBrain qui. Inoltre, Gary Illyes di Google ha recentemente spiegato come funziona RankBrain. In parole povere, Illyes afferma che RankBrain utilizza dati di ricerca storici per fare previsioni su query mai viste prima. RankBrain raccoglie i dati dalle interazioni degli utenti con i risultati di ricerca, non come interagiscono con un contenuto.

    Quando Dwell Time diventa una visita?

    Tecnicamente, ogni clic è una visita. Ma siamo sinceri … non tutte le visite sono uguali. Solo tu saprai quale versione di una metrica sia più importante per la tua attività, ma è sicuro affermare che per la maggior parte delle aziende, una visita di un secondo (o inferiore) non sia particolarmente strategica. Per lo meno, possiamo tranquillamente affermare che ogni azienda vorrebbe che le persone si soffermassero più a lungo sul loro sito. Ora, il tuo approccio all’analisi dei può variare nel modo in cui tengono traccia di queste istanze, ma vale la pena visualizzare le tue visite ordinate in base alla quantità di tempo in cui un visitatore ha interagito con te. Se hai ottimizzato il tuo percorso di conversione, avrai un’idea del tempo medio impiegato da una transazione e potrai quindi mappare facilmente che cosa sia una visita utile. Ci sono molti modi per farlo, ma indipendentemente dal metodo, vale la pena farlo.

    Come si può influire sul tempo di permanenza?

    Quello che puoi sicuramente fare è concentrarti sul miglioramento dell’esperienza utente complessiva e sul fornire di contenuti utili sulle tue pagine. Stai ancora realizzando video a rotazione automatica quando un utente visita il tuo sito web? Agli utenti non piace! Non seppellire le risposte alle domande in basso in una pagina sotto un’immagine di intestazione gigante. Assicurati di rendere i contenuti facili da trovare. Vi siete mai chiesti perché Google e Bing abbiano dato indicazioni su “above the fold” e non avere i popup, ecc…. ? Parte del motivo di tale guida era migliorare l’esperienza dell’utente. I motori di ricerca sanno che se un ricercatore atterra su una pagina web elencata nei risultati di ricerca, quindi ritorna ai risultati di ricerca quasi immediatamente, c’è una maggiore possibilità che il ricercatore incolpi il motore di ricerca. Se quel modello di comportamento si ripete più volte, aumenta semplicemente la frustrazione di un utente che fa una ricerca rispetto al motore di ricerca, quindi è un modello che i motori di ricerca vorrebbero evitare quando possibile.

    Il tempo di permanenza è un fattore di ranking?

    Non è certo, ma Google in qualche modo utilizza le metriche di coinvolgimento per comprendere la qualità dei contenuti e questo quindi va ad alimentare i numerosi fattori di ranking ad oggi utilizzati dal motore di ricerca. Sicuramente il modo in cui gli utenti interagiscono sulla pagina è un fatto a cui Google è interessato. Prendiamo per esempio i commenti ad un contenuto, sono un indubbio segno del coinvolgimento degli utenti rispetto alla pagina su cui sono atterrati.

    Ma tra i vari “potrebbe” dei vari esperti SEO in giro per il mondo una cosa è certa: dovremmo focalizzarci di più sulla qualità della pagina che offriamo al nostro target, che sul valore riportato in Google Analytics per il tempo di permanenza che non solo è una conseguenza ma che va anche confrontato con numerosi altri fattori.

    Laura Musig SEO UdineLaura Musig

    Web Designer e SEO Freelance a Udine o se preferite web designer SEO. Nel 2001 decisi di sezionare un sito web per vedere cosa c’era dentro, da allora creo e gestisco siti web. Lettrice onnivora, con un fisiologico bisogno di scrivere e di ballare.

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